Bancone in legno di un'enoteca con bottiglie esposte e attrezzatura da bar

Leaseback più garanzia MCC: come liberare liquidità senza pegno sulla casa

Come una SRL del comparto food, zona Rozzano, ha tirato fuori 39mila euro per rifare il locale e poi ha riaperto la cassa combinando leaseback sugli arredi e finanziamento garantito MCC al 50%. Nessuna ipoteca sulla casa del titolare.


La pratica è di quelle che capitano dopo un investimento fatto bene ma con cassa lasciata corta. SRL del comparto bar-enoteca, hinterland sud di Milano. Il titolare ha investito 39mila euro più IVA per rifare il locale: arredi nuovi, attrezzatura cucina, bancone, insegna. Soldi tirati fuori dalla cassa aziendale, pagamento cash al fornitore. La sala ha un altro volto, le prime settimane di apertura stanno andando bene.

Poi arriva il conto. I fornitori del primo rifornimento vanno pagati, il canone del locale scade il primo del mese, i contributi dei dipendenti non aspettano, l’anticipo IRES si profila. I 39mila euro usciti dalla cassa non si vedono ancora rientrare. La banca di riferimento dice che un chirografario da 80mila su questa SRL serve garanzie, e le garanzie richieste sono l’ipoteca di secondo grado sulla casa del titolare. Il titolare non ci sta, e fa bene.

Qui entra il tavolo a tre leve: leaseback sull’attrezzatura appena installata, finanziamento liquidità con garanzia MCC al 50%, e dialogo con il commercialista per capire cosa resta deducibile e cosa no.

Perché una SRL post-investimento si trova spesso in questa trappola

Il meccanismo si ripete in decine di pratiche all’anno. Una PMI fa un investimento necessario (fotovoltaico, rifacimento locale, macchinario), lo paga con mezzi propri convinta di fare la scelta prudente, e nel giro di 45-60 giorni scopre che la cassa non regge il ciclo ordinario. Gli incassi dei clienti arrivano a 30-60 giorni, le spese correnti girano ogni settimana, la riserva di liquidità è andata a finanziare un bene strumentale che non produce cassa immediata.

A quel punto si guarda verso la banca. E la banca, specialmente se la SRL non ha garanzie reali o se il titolare non vuole intaccare il patrimonio familiare, diventa prudente. Chiede ipoteche, fideiussioni personali, pegno su conti vincolati. L’imprenditore sente il rumore della catena che si chiude.

Il punto è che esistono strumenti pensati proprio per questo: il leaseback e il Fondo di Garanzia MCC. Due cose diverse che, messe insieme, risolvono la stessa tensione.

Cos’è il leaseback e come si applica a un’enoteca

Il leaseback è la vendita dei propri beni strumentali a una società di leasing, che li riacquista al valore di perizia e li riaffitta con un canone mensile. Tu continui a usarli come prima. La differenza è che nel frattempo hai incassato il valore di quei beni.

Nel caso concreto, i beni oggetto del leaseback erano l’attrezzatura cucina e gli arredi appena installati: bancone, frigo-vetrine, forno, lavastoviglie industriale, sedute, tavoli, insegna. Valore totale perizia: 35mila euro, sui 39mila spesi. Lo scarto è fisiologico perché la perizia applica un piccolo haircut al prezzo di fattura.

Il contratto: 60 mesi, canone mensile intorno ai 720 euro, riscatto finale all’1%, cioè 350 euro. La società di leasing paga la SRL i 35mila euro della perizia in un’unica soluzione. La SRL incassa la liquidità. I beni restano fisici nel locale, si continuano a usare, e il canone è integralmente deducibile come costo d’esercizio.

Un punto che spesso si sottovaluta: il leaseback è un contratto commerciale, non un finanziamento bancario. Non compare in Centrale Rischi. Per una SRL che vuole tenere pulita la posizione bancaria in vista di future richieste di credito, è un vantaggio concreto.

Il Fondo di Garanzia MCC al 50% come secondo strato

Recuperati 35mila euro con il leaseback, restavano da coprire altri 45mila per arrivare agli 80mila di cui la SRL aveva bisogno. Qui entra il secondo strumento: un finanziamento chirografario bancario assistito dal Fondo di Garanzia MCC.

La garanzia MCC funziona così. L’MCC (Mediocredito Centrale) garantisce alla banca una percentuale del rischio di insolvenza. Per i finanziamenti di liquidità, la copertura standard è al 50%, con possibili maggiorazioni fino all’80% su alcune destinazioni d’uso. Dal punto di vista della banca, questo significa che metà del rischio viene sterilizzato dallo Stato. Le garanzie reali richieste scendono, i tassi si abbassano, l’istruttoria si snellisce.

La stessa banca che aveva chiesto l’ipoteca sulla casa del titolare ha ridiscusso la pratica con MCC al 50%. Risultato: finanziamento da 45mila euro a 60 mesi, rata intorno ai 830 euro, nessuna ipoteca. La sola garanzia è la fideiussione del socio amministratore, che è standard su qualsiasi chirografario SRL in Italia. Il patrimonio familiare resta fuori dal perimetro.

Sul finanziamento MCC va ricordata una cosa: la garanzia non è automatica, va richiesta dalla banca sul portale MCC con una procedura di merito creditizio. Serve che la SRL sia in bonis, che non abbia sofferenze attive in Centrale Rischi e che rispetti i parametri economico-finanziari richiesti dal regolamento. Nel caso in questione la SRL era sana: fatturato 2024 in crescita, margini coerenti con il settore, zero segnalazioni pregiudizievoli.

I numeri a confronto

Il titolare aveva davanti tre alternative. Proviamo a metterle una accanto all’altra.

Alternativa 1: mutuo bancario da 80mila euro con ipoteca sulla casa. Rata stimata 1.500 euro al mese su 60 mesi, tasso attorno al 6%. Il patrimonio familiare va sul tavolo. Questo è lo scenario che la SRL voleva evitare.

Alternativa 2: finanziamento fintech non garantito, 30-40mila euro al massimo. Rata alta, tasso tra il 10 e il 12%, durata corta. Risolve metà del problema e lascia la cassa ancora tirata. La fintech guarda solo gli algoritmi, non i cespiti nel locale.

Alternativa 3: leaseback 35mila più MCC 45mila. Rata combinata 1.550 euro al mese, nessuna ipoteca, fideiussione standard, canoni e interessi deducibili. Costo complessivo dello stack simile all’alternativa 1, ma senza intaccare il patrimonio personale e senza impatto Centrale Rischi per la parte leaseback.

A parità di rata, le prime due alternative pesano sul bilancio familiare o lasciano metà del problema aperto. La terza no. È come dire che hai trovato un modo di pagare il mutuo senza mettere la casa a garanzia: l’importo che esce dal conto ogni mese è simile, ma chi dorme in camera continua a farlo con i coglioni tranquilli.

Cosa ha reso possibile l’operazione

Tre condizioni specifiche hanno fatto sì che questo stack funzionasse.

La prima: i beni strumentali erano nuovi, fatturati a nome della SRL, con documentazione fiscale pulita. Il leaseback non si fa su cespiti vecchi, privi di fattura o iscritti male a libro cespiti. La perizia pretende tracciabilità.

La seconda: la SRL era in bonis. Nessuna segnalazione in Centrale Rischi, nessun ritardo sui debiti erariali, bilancio 2024 con utile positivo. Sotto queste condizioni, MCC al 50% passa. Sopra bilanci con patrimonio netto negativo o debiti erariali scaduti, il discorso cambia.

La terza: il titolare ha accettato di vedere le due operazioni come un unico pacchetto, non come due strade alternative. Molti imprenditori cercano “la soluzione unica”, e finiscono per fare una cosa a metà. Lo stack leaseback più MCC risolve due problemi diversi con due strumenti diversi, e per questo funziona.

Quando questo stack non funziona

Vale la pena dirlo: il leaseback più MCC non è universale.

Non funziona se la PMI non ha cespiti strumentali con fattura recente e valore di perizia sufficiente. Un’azienda di servizi pura, senza macchinari, non ha materia prima per il leaseback.

Non funziona se la posizione bancaria è compromessa. MCC al 50% richiede un rating interno alla banca almeno sufficiente. Con sofferenze attive o ristrutturazioni del debito in corso, la garanzia non viene accolta.

Non funziona se la tempistica è stretta. Tra perizia del leaseback e istruttoria MCC passano 4-6 settimane lavorative. Se la cassa va chiusa la settimana prossima, serve un’altra strada (tipicamente anticipo fatture o castelletto SBF).

Per capire dove si colloca la propria PMI, il punto di partenza è sempre l’analisi dei cespiti e della posizione Centrale Rischi. Quindici minuti al telefono con i dati giusti bastano per capire se lo stack è applicabile.

Perché raccontare un caso così

Il leaseback è uno strumento sottovalutato nel Nord Italia, anche tra le PMI che ne avrebbero naturalmente diritto. Il Fondo di Garanzia MCC è conosciuto ma quasi sempre usato solo per l’acquisto di macchinari nuovi, non per il finanziamento liquidità. Combinarli su una stessa pratica non è standard: richiede un intermediario che conosca entrambi i tavoli e li sappia parlare insieme.

Se la tua PMI ha fatto un investimento recente con cassa e adesso sente la cassa tirata, è il tipo di conversazione che facciamo ogni settimana. Per approfondire la meccanica del leaseback come leva di liquidità, questa è la guida al lease back per PMI. Per il Fondo di Garanzia MCC: come funziona il Fondo di Garanzia MCC. E per chi vuole vedere un altro caso concreto di leaseback nel manifatturiero veneto: la tappezzeria di Camposampiero.

Per una prima valutazione sulla tua pratica, il percorso parte dalla pagina Fondo di Garanzia MCC o dalla sezione finanziamenti PMI. Il primo quarto d’ora è gratuito e serve a capire se la strada è praticabile.

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