Linea di produzione lattiero-casearia con macchinari in acciaio inox

ZES Unica più noleggio macchinari: come una PMI del Sud può sommare due vantaggi

Un caseificio del Molise con una linea di produzione burrata da 155mila euro dimostra come il credito d’imposta ZES Unica possa camminare accanto al noleggio operativo. Due strumenti che agiscono su piani diversi e, messi insieme, tagliano il conto vero dell’investimento.


Il caseificio è in provincia di Campobasso. Produce burrata fresca, mozzarella di latte vaccino, stracciatella, ricotta. Venduta in GDO regionale e in una rete di ristoranti di zona. Fatturato poco sopra il milione e mezzo, venti addetti tra produzione e consegne. Il titolare, classe 1968, è quello che nel Mezzogiorno si chiama “caseario di tradizione”: la pasta filata la sente con le mani prima che con il termometro.

L’investimento sul tavolo era una linea automatizzata per la produzione di burrata: filatrice, formatrice, pastorizzatore a piastre, confezionatrice sottovuoto. Valore del pacchetto: 155mila euro più IVA. Il fornitore era un costruttore emiliano con installazione chiavi in mano. Il motivo dell’investimento era banale: la domanda su GDO era cresciuta del 40% in 18 mesi e la filatura manuale non bastava più.

Il titolare chiamava per una cosa sola: noleggio operativo, perché non voleva intaccare la liquidità. Poi, mentre ragionavamo sulla struttura, è venuta fuori la parola ZES.

Cos’è la ZES Unica e perché molti titolari del Sud non la sfruttano

La Zona Economica Speciale Unica per il Mezzogiorno è nata nel 2024, accorpando le vecchie ZES regionali in un unico perimetro agevolato. Copre otto regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna. Lo strumento principale è un credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive situate nelle regioni ZES.

La percentuale varia per dimensione d’impresa e regione, ma le micro e piccole imprese partono da aliquote del 60% per l’annualità 2026 (confermate dal D.L. 113/2024 e successivi), con punte superiori in alcune regioni specifiche. Le medie imprese scendono in una fascia tra il 40% e il 50%. Le grandi intorno al 25-35%. I plafond annui sono stanziati in Legge di Bilancio e la procedura è telematica su piattaforma Agenzia delle Entrate, con comunicazione preventiva e successiva integrativa a consuntivo.

La trappola è che tanti imprenditori del Sud, specialmente nelle PMI con 10-30 dipendenti, non la conoscono o la conoscono ma pensano sia una cosa da consulenti. Oppure la conoscono e decidono di non richiederla perché “tanto richiede troppi incartamenti”. Il risultato è che un credito d’imposta del 60% resta sul tavolo.

Noleggio operativo e ZES Unica: cosa dice la norma

Qui nasce il punto tecnico, ed è il motivo per cui vale la pena scrivere un articolo dedicato. Il credito d’imposta ZES Unica spetta agli investimenti in beni strumentali nuovi acquistati direttamente, o acquisiti tramite contratti di leasing finanziario. Il noleggio operativo non rientra nel perimetro del credito d’imposta: l’agevolazione si applica a chi iscrive il bene in bilancio e lo ammortizza, non a chi deduce un canone.

Il ragionamento è simmetrico a quello dell’iperammortamento: senza ammortamento fiscale, non c’è base su cui calcolare la maggiorazione o, in questo caso, il credito d’imposta. Nel noleggio operativo il bene resta nel patrimonio della società di locazione, il locatario deduce il canone e basta.

Questo non significa che noleggio operativo e ZES siano incompatibili sul piano strategico. Significa che un’impresa del Mezzogiorno che vuole catturare il credito d’imposta ZES deve scegliere il leasing finanziario come strumento di acquisizione, oppure l’acquisto diretto. Il noleggio operativo resta una delle opzioni, ma su un altro piano: quello della flessibilità e della deduzione immediata del canone.

Come si struttura la pratica nel caso concreto

Per il caseificio abbiamo costruito due scenari e li abbiamo messi sul tavolo con il commercialista. Il titolare ha scelto quello che gli tornava meglio in base al profilo fiscale della SRL.

Scenario A: leasing finanziario con cattura ZES. Leasing a 60 mesi sulla linea burrata, anticipo 15mila euro, riscatto finale 1%. Canone mensile intorno ai 2.650 euro. La SRL iscrive il bene in bilancio, lo ammortizza, e matura il diritto al credito d’imposta ZES Unica. Con aliquota al 60% sui 155mila euro di costo ammissibile, il credito d’imposta risultava di circa 93mila euro, utilizzabile in compensazione F24 in tre rate annuali.

Scenario B: noleggio operativo senza ZES. Noleggio 60 mesi, zero anticipo, canone mensile intorno ai 2.900 euro, riscatto opzionale al 3%. Canoni integralmente deducibili come costo d’esercizio. Nessun credito d’imposta, ma cassa preservata al giorno uno e flessibilità di restituire il bene a fine contratto.

Il titolare ha scelto lo scenario A. La ragione era quasi ovvia una volta messi i numeri uno sotto l’altro: rinunciare a 93mila euro di credito d’imposta per non mettere 15mila euro di anticipo non aveva senso. L’utile operativo del caseificio è stabile intorno ai 90mila euro annui; il credito d’imposta avrebbe azzerato l’IRES per tre esercizi.

Nota pratica: il credito d’imposta ZES Unica va prenotato con comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate entro finestre temporali precise. Chi aspetta la consegna del bene per muoversi, scopre tardi di aver perso la finestra. La comunicazione preventiva si presenta appena firmato il contratto di leasing, non quando arriva il bene.

Confronto con l’acquisto diretto in banca

Lo scenario alternativo classico è il finanziamento bancario per acquisto diretto. Facciamo il conto anche su quello.

Mutuo chirografario da 140mila (155mila meno 15mila di mezzi propri), 60 mesi, tasso attorno al 6,5%, rata mensile circa 2.730 euro. Il bene è iscritto in bilancio della SRL al costo storico, ammortizzato secondo coefficienti ministeriali, e matura il credito d’imposta ZES al 60% come nello scenario A.

La differenza sostanziale rispetto al leasing finanziario sta in due punti. Primo: la banca chiede l’istruttoria sul merito creditizio della SRL e spesso una fideiussione personale del titolare; il leasing finanziario passa attraverso una società di leasing con procedure più snelle sui beni strumentali standard. Secondo: il leasing consente di scaricare come canoni (quota capitale più interessi) una parte più alta e più veloce rispetto all’ammortamento civilistico del bene acquistato con mutuo. La cassa fiscale gira meglio.

Per il caseificio in questione, il leasing finanziario ha vinto anche per un motivo legato alla banca: la banca di riferimento aveva già esposto la SRL su un altro finanziamento, e non voleva aprire un’ulteriore linea senza toccare le condizioni. Il leasing finanziario è passato attraverso un canale parallelo senza consumare plafond bancario.

ZES Unica e iperammortamento: si sommano o si escludono

Domanda che arriva sempre quando si parla di beni strumentali al Sud. La risposta è articolata: l’iperammortamento 2026 è cumulabile con il credito d’imposta ZES Unica, a patto che la somma dei benefici non superi il costo effettivo dell’investimento. Nella pratica, per PMI del Sud che investono in beni 4.0, il pacchetto completo è potenzialmente questo: credito d’imposta ZES al 60%, più iperammortamento al 180% di maggiorazione sulla prima fascia fino a 2,5 milioni di euro.

Nel caso del caseificio, la linea burrata era una tecnologia produttiva matura ma non classificata come bene 4.0 nelle Tabelle IV o V della Legge di Bilancio: mancavano alcune delle caratteristiche obbligatorie per l’interconnessione 4.0 (su tutte, il dialogo automatizzato con il sistema informativo aziendale). La strategia corretta qui sarebbe parlare col fornitore per capire se una versione 4.0 della linea fosse disponibile a un costo leggermente più alto, perché l’investimento marginale si ripaga ampiamente con la maggiorazione iperammortamento. Nel caso specifico la tempistica era stretta (serviva produzione entro l’estate) e si è scelta la versione standard.

Cosa deve verificare un’impresa del Sud prima di investire

Tre punti di metodo, perché il Sud è pieno di PMI che hanno investito in beni strumentali negli ultimi tre anni senza intercettare le agevolazioni cui avrebbero avuto diritto.

Primo: verificare se la sede operativa rientra nel perimetro ZES Unica. Le otto regioni lo sono in blocco, quindi il tema è più vincolato quando si tratta di distinguere tra strutture produttive ammesse ed escluse (alcuni settori hanno restrizioni, tra cui siderurgia, fibre sintetiche, produzione di energia specifica).

Secondo: decidere lo strumento di acquisizione prima di firmare. Una volta firmato il contratto di noleggio operativo, il credito ZES non si recupera. Il tavolo va aperto con intermediario, fornitore e commercialista contemporaneamente, non in sequenza.

Terzo: presentare la comunicazione preventiva nei tempi. Le finestre ZES non sono sempre aperte e le prenotazioni consumano plafond annuo. Chi arriva tardi resta fuori dal beneficio.

Per il caseificio in questione, tra decisione di investire e cattura del credito d’imposta sono passate sette settimane. Quattro per la trattativa con il fornitore e il leasing, tre per la pratica ZES con il commercialista. Non è lungo, ma se una qualsiasi delle tre parti si muove con i tempi di chi non ha la ZES in testa, si perde tutto.

Perché combinare conta

Noleggio operativo e credito d’imposta ZES Unica sembrano due binari paralleli: il primo è uno strumento di finanza operativa, il secondo è un’agevolazione fiscale. Non si intrecciano. Ma nel momento in cui un’impresa del Sud decide di fare un investimento, la scelta dello strumento di acquisizione determina se potrà catturare o meno il credito d’imposta.

Il pacchetto leasing finanziario più ZES Unica, per una PMI del Mezzogiorno che investe in beni strumentali nuovi, è quasi sempre più conveniente del puro noleggio operativo. La differenza, sull’esempio del caseificio, è di 93mila euro di credito d’imposta che si traducono in IRES non versata per tre esercizi. Su un utile operativo medio di 90mila euro l’anno, significa che la SRL non pagherà IRES per un triennio intero.

Per approfondire lo strumento noleggio, la guida al noleggio operativo spiega la meccanica. Per chi vuole capire in dettaglio il confronto tra noleggio operativo e leasing finanziario, c’è il punto di partenza. E per vedere un altro caso di investimento su linea produttiva casearia con noleggio, questa è la storia di un caseificio del Sud.

Se sei un’impresa del Mezzogiorno con un investimento in beni strumentali in programma, la domanda da farsi prima di tutto è semplice: “Sto scegliendo lo strumento di acquisizione che cattura tutte le agevolazioni cui ho diritto?” Se non sei sicuro della risposta, il primo confronto è gratuito. La pagina finanziamenti PMI è il punto di ingresso.

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